marguerite dura

 Marguerite Germaine Marie Donnadieu

nenè nell'infanzia  e  margot nell'eta' adulta

Duras - cittadina della casa di famiglia

 

... tres vite  dans ma vie  il a ete trop tard ...

>  Very early in my life it was too late  -  PRESTO FU TARDI NELLA MIA VITA

 

Je suis l’écrivain

sauvage   et  inespérée


. rue marguerite duras
parigi e nevers

 

 


PRESTO FU TARDI NELLA MIA VITA

A DICIOTT'ANNI ERA GIÀ TROPPO TARDI

TRA I DICIOTTO E I VENTICINQUE ANNI IL MIO VISO

HA DEVIATO IN MANIERA IMPREVISTA

SONO INVECCHIATA A DICIOTT’ANNI

 NON SO SE SUCCEDA A TUTTI

 NON L’HO MAI CHIESTO


***


È troppo tardi anche per i ricordi .

Adesso non li amo più .

Non so più se li ho mai amati .

Me ne sono andata .

Non ho più nella testa il profumo della sua pelle, negli occhi il colore dei suoi occhi . Non mi ricordo più la voce se non a volte quel tono dolce, di sera, quand’era stanca . La sua risata non la sento più : né la risata, né le grida . È finita, non me ne ricordo più . Per questo è facile scrivere di lei adesso, a lungo, estesamente, è diventata scrittura corrente .

l'amante - books.google

 

 

 

Il vento è cessato e sotto gli alberi c’è la luce soprannaturale che segue la pioggia .

...

Non c'era da attirare il desiderio.       Il desiderio era in colei che lo provocava o non esisteva.   C'era fin dal primo sguardo o non era mai esistito. Era l'immediata intesa sessuale tra due persone o non era niente .

...

Ora so che da giovanissima, a diciotto, quindici anni, il mio viso era una premonizione del viso che mi sarebbe toccato poi, per il troppo bere, nell’età di mezzo della vita .    L’alcool ha assunto le funzioni a cui Dio è mancato, inclusa quella di uccidermi, di uccidere .    il volto dell' alcool  ha preceduto l'alcool .    l'alcool lo ha poi confermato .

...

Il rumore della città è vicino,      si strofina contro il legno delle persiane.   Sembra che la gente attraversi la stanza. Accarezzo il suo corpo in quel rumore, in quel via vai.    Il mare: l'immensità che si accavalla, si allontana, ritorna .
Gli avevo chiesto di farlo ancora e ancora. Di farmi così.
   L'aveva fatto, l'aveva fatto nella vischiosità del sangue
.

Ed era stato proprio come morire.   È stato come morirne .

...

Dice che è solo,      atrocemente solo con quel suo amore per lei. Anche lei gli dice che è sola. Non dice con che cosa. Lui dice: mi hai seguito fino a qui come avresti seguito chiunque. Lei risponde che non può saperlo, che prima d’ora non aveva mai seguito nessuno in una camera. Gli dice di non parlare, di fare come fa di solito con le donne che porta nella sua garçonnière. Lo supplica di fare nello stesso modo. Le toglie il vestito e lo getta lontano, le strappa di dosso le mutandine di cotone bianco e la porta così nuda sul letto. Poi si gira dall’altra parte e piange. E lei, calma, paziente, lo tira verso di sé e comincia a spogliarlo. A occhi chiusi, lentamente. Lui vorrebbe aiutarla. Lei gli chiede di non muoversi. Lasciami. Dice che vuol farlo lei. Lo fa. Lo spoglia. Lui si limita a spostarsi un po’ nel letto quando lei glielo chiede, ma appena, delicatamente, come per non svegliarla. La pelle è sontuosamente morbida. Il corpo, un corpo magro, senza forza, senza muscoli, come dopo una malattia, convalescente, imberbe, senza virilità se non quella del sesso, è debole, disarmato, sofferente. Lei non lo guarda in viso. Non lo guarda affatto, lo tocca, tocca la pelle liscia del sesso, il corpo dorato, la sconosciuta novità. Lui geme, piange. È innamorato in modo abominevole. Lei, piangendo, lo fa. Prima c’è il dolore. Poi quel dolore viene sopraffatto, trasformato, strappato via lentamente, portato verso il piacere, avviluppato a esso. Il mare, sconfinato, semplicemente incomparabile.

...

... cette attention incomparable des gens qui n'entendent pas ce que l'on dit

...

I baci sulla pelle fanno piangere e sono una consolazione.       In casa non piango. Quel giorno in quella camera le lacrime mi consolano del passato e anche dell’avvenire.    Gli dico che un giorno mi separerò da mia madre, che un giorno non proverò più amore neppure per lei. Piango.    Appoggia la testa sul mio corpo e piange perché mi vede piangere .

...

L'amore insensato che provo per lui rimane per me un insondabile mistero.   Non so perché lo amassi al punto di voler morire della sua morte. Ero lontana da lui da dieci anni, quando è successo e pensavo a lui solo di rado. Come se lo amassi per sempre e niente di nuovo potesse succedere a questo amore.    Avevo dimenticato la morte .

...

E un’altra volta,    ancora in quel viaggio, durante la traversata di quello stesso oceano, anche quella volta era già notte, nel salone del ponte principale, l’esplosione di un valzer di Chopin che lei conosceva in modo segreto e intimo, perché per mesi aveva tentato di impararlo e non era mai riuscita a suonarlo bene, mai, tanto che poi sua madre le aveva permesso di non studiare più il pianoforte. Quella notte, perduta tra tante e tante notti, la ragazza, di questo era certa,  l’aveva trascorsa su quella nave e c’era quando ciò era successo, quando era esplosa la musica di Chopin sotto il cielo luminescente. Non c’era un alito di vento e la musica si era propagata per tutto il piroscafo buio, come un’ingiunzione del cielo,  come un ordine divino dall’ignoto significato.
E la ragazza si era alzata    come per andare a uccidersi a sua volta,  a buttarsi a sua volta in mare e poi aveva pianto,  perché aveva pensato all’uomo di Cholen e tutto a un tratto non era più sicura di non averlo amato,  solo che quell’amore non l’aveva visto perché si era perso nella storia come acqua nella sabbia e lei lo ritrovava soltanto ora,  nell’istante della musica sul mare .

...

Nei libri in cui racconto la mia infanzia,   ad un tratto non so più che cosa ho tralasciato e che cosa ho raccontato, credo di aver parlato del nostro amore per nostra madre ma non so se ho parlato anche dell’odio, di quanto ci amavamo e di quanto anche riuscivamo a odiarci, vivendo quella storia di rovina e di morte che era la storia della nostra famiglia, una storia fatta di amore e odio, che sfugge ancora ad ogni mio intendere, che mi è ancora inaccessibile, celata nella profondità della mia carne, cieca come un neonato il primo giorno  .

l'amante

***

Un giorno, ero già avanti negli anni, in una hall mi è venuto incontro un uomo. Si è presentato e mi ha detto: “La conosco da sempre. Tutti dicono che da giovane lei era bella, io sono venuto a dirle che la trovo più bella ora, preferisco il suo volto devastato a quello che aveva da giovane”.
Penso spesso a un’immagine che solo io vedo ancora e di cui non ho mai parlato. È sempre lì, fasciata di silenzio, e mi meraviglia. La prediligo fra tutte, in lei mi riconosco, m’incanto.
Presto fu tardi nella mia vita

A diciott’anni era già troppo tardi. Tra i diciotto e i venticinque anni il mio viso ha deviato in maniera imprevista. Sono invecchiata a diciott’anni. Non so se succeda a tutti, non l’ho mai chiesto. Mi sembra di avere sentito dire che qualche volta un’accelerazione del tempo può investirci quando attraversiamo l’età giovane, la più esaltata della vita. È stato un invecchiamento brutale. L’ho visto impossessarsi dei miei lineamenti uno a uno, alterare il rapporto che c’era tra di loro, rendere gli occhi più grandi, lo sguardo più triste, la bocca più netta, incidere sulla fronte fenditure profonde. Invece di esserne spaventata, ho assistito a quest’invecchiamento con lo stesso interesse che avrei potuto prestare allo svolgersi di una lettura. E poi sapevo di non sbagliarmi: un giorno avrebbe rallentato la corsa e avrebbe preso un ritmo normale. Chi mi aveva conosciuta a diciassette anni, all’epoca del mio viaggio in Francia, è rimasto impressionato quando mi ha rivista, due anni dopo, diciannovenne. Quel nuovo viso si è mantenuto così, è diventato il mio viso. Certo, è invecchiato ancora, ma relativamente meno di quel che avrebbe dovuto. È un viso lacerato da rughe nette e profonde, con la pelle screpolata. Non ha ceduto come certi volti dai lineamenti minuti, ha mantenuto gli stessi contorni, ma la materia di cui è fatto è andata distrutta. Ho un viso distrutto.
Dunque, ho quindici anni e mezzo.
Un traghetto attraversa il Mekong.
L’immagine dura per tutto l’attraversamento del fiume.
Ho quindici anni e mezzo, non ci sono stagioni in questi paesi, il clima è sempre uguale, afoso, monotono, siamo in quella fascia calda della terra che non ha primavere, non ha risvegli.
Vivo in un pensionato statale a Saigon. Lì mangio e dormo, ma vado a scuola fuori, al liceo francese. Mia madre, maestra, vuole che sua figlia faccia il liceo. Quello che per lei era bastato non doveva bastare alla sua bambina. Occorrevano il liceo, l’università e infine il concorso per l’insegnamento di matematica. Ho sentito questo ritornello fin dai primi anni di scuola. Non ho mai immaginato di poter sfuggire al concorso per la cattedra di matematica, ero felice di darle questa speranza. Mia madre continuava ad architettare l’avvenire suo e dei figli. Un giorno, quando le condizioni non le hanno più permesso di imbastire sui figli speranze grandiose, si è messa a rimediarne altre, alla meglio, pur di avere qualcosa che servisse a riempire il tempo che le stava davanti. Ricordo il corso di contabilità per il minore dei miei fratelli. Tutti gli anni acquistavamo il corso completo della scuola per corrispondenza. Bisogna recuperare, diceva mia madre. Questo durava tre giorni, mai quattro, mai. Buttavamo via tutto quando cambiavamo sede, per poi ricominciare da capo nella sede nuova. Mia madre ha insistito per dieci anni, niente da fare. Il mio fratello piccolo è riuscito solo a diventare un modesto contabile a Saigon. Il maggiore dei miei fratelli è stato mandato in Francia alla scuola Violet che non esisteva nella colonia, a questo dobbiamo la sua partenza. È rimasto alcuni anni in Francia per frequentare quella scuola e non l’ha mai finita. Mia madre doveva rendersi conto che sarebbe andata così, ma non aveva altra scelta, bisognava separare quel figlio dai due più piccoli. Per alcuni anni egli non ha più fatto parte della famiglia. Fu in sua assenza che mia madre acquistò la concessione. Un’avventura terribile, ma per noi che eravamo rimasti laggiù, sempre meno terribile della presenza dell’assassino dei bambini, della notte del cacciatore.

capitolo I - l'amante

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Un jour, j’étais âgée déjà, dans le hall d’un lieu public, un homme est venu vers moi.   Il s’est fait connaître et il m’a dit : Je vous connais depuis toujours. Tout le monde dit que vous étiez belle lorsque vous étiez jeune, je suis venu pour vous dire que pour moi je vous trouve plus belle maintenant que lorsque vous étiez jeune, j’aimais moins votre visage de jeune femme que celui que vous avez maintenant, dévasté.
Je pense souvent à cette image que je suis seule à voir encore et dont je n’ai jamais parlé.   Elle est toujours là dans le même silence, émerveillante. C’est entre toutes celle qui me plaît de moi-même, celle où je me reconnais, où je m’enchante.
Très vite dans ma vie il a été trop tard.      À dix-huit ans il était déjà trop tard.    Entre dix-huit et vingt-cinq ans mon visage est parti dans une direction imprévue.    À dix-huit ans j’ai vieilli.    Je ne sais pas si c’est tout le monde, je n’ai jamais demandé.    Il me semble qu’on m’a parlé de cette poussée du temps qui vous frappe quelquefois alors qu’on traverse les âges les plus jeunes, les plus célébrés de la vie.    Ce vieillissement a été brutal.    Je l’ai vu gagner un à un mes traits, changer le rapport qu’il y avait entre eux, faire les yeux plus grands, le regard plus triste, la bouche plus définitive, marquer le front de cassures profondes.    Au contraire d’en être effrayée j’ai vu s’opérer ce vieillissement de mon visage avec l’intérêt que j’aurais pris par exemple au déroulement d’une lecture.     Je savais aussi que je ne me trompais pas, qu’un jour il se ralentirait et qu’il prendrait son cours normal.    Les gens qui m’avaient connue à dix-sept ans lors de mon voyage en France ont été impressionnés quand ils m’ont revue, deux ans après, à dix-neuf ans.   Ce visage-là, nouveau, je l’ai gardé.     Il a été mon visage.    Il a vieilli encore bien sûr, mais relativement moins qu’il n’aurait dû.     J’ai un visage lacéré de rides sèches et profondes, à la peau cassée.    Il ne s’est pas affaissé comme certains visages à traits fins, il a gardé les mêmes contours mais sa matière est détruite.    J’ai un visage détruit.

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Fiore
Tra l’anca e le costole,  nel punto
che è chiamato fianco :   è là che è successo .
In quel punto nascosto,   molto tenero
che non copre né ossa né muscoli
ma organi delicati .   Là è spuntato un fiore .
Che mi uccide .

C'est entre la hanche et les côtes, sur l'endroit que l'on nomme le flanc que c'est arrivé ...

cet endroit caché, très tendre, qui ne recouvre ni des os ni des muscles, mais des organes délicats .

Une fleur y a poussé. Qui me tue.

cahiers de la guerre et autres textes  -  quaderni della guerra e altri testi

 

*

Sometimes her heart and head are invaded by upheavals

analyses, syntheses, wrenching turmoil, bright hopes, crushed expectations

precipices around which thought wanders shivering and dazed

unable to make sense of anything
wartime notebooks 2008

 

*

quello che mi aiuta a vivere è l'istante

in se stesso    arduo    inafferrabile

 

*

Écrire, c'est aussi ne pas parler. C'est se taire

C'est hurler sans bruit

écrire

 
*
L’écrit ça arrive comme le vent, c’est nu, c’est de l’encre

c’est l’écrit, et ça passe comme rien d’autre ne passe dans la vie

rien de plus, sauf elle, la vie

 

*

Toute une vie j'ai écrit

*

 

La scrittura è l’ignoto  

Prima di scrivere non si sa niente di ciò che si sta per scrivere e in piena lucidità .  

E’   l’ignoto di sé,   della propria mente, del proprio corpo . Non è neppure una riflessione -   scrivere è una facoltà che si ha fuori di noi - parallelamente a noi -  di un altro che appare e si fa avanti, invisibile, dotato di pensiero, d’ira e che talvolta, per questo stesso motivo, è in pericolo di rimetterci la vita .  Lo scritto arriva come il vento, è nudo,  è l’inchiostro,  è lo scritto,  e passa come nient’altro passa nella vita, niente di più,  se non la vita stessa .
scrivere ed essere

L'écriture c'est l'inconnu  .    Avant d'écrire on ne sait rien de ce qu'on va écrire .    Et en toute lucidité  .

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It's uncomfortable sitting at a round table

your elbows aren't resting on anything and you can't lean on them to rest from writing, and while you're writing they're sticking out into nowhere, and if you don't notice that right away you tell yourself, "I don't know what's wrong with me, I'm tired," and it's because your elbows aren't resting on the table.
thisrecording.com - 2011

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Leggere, leggere un libro !    Per me è questa l'esplorazione dell'universo

*

 

J'écris des livres dans une place difficile, c'est-à-dire entre la musique et le silence. Je crois que c'est quelque chose comme ça. On rate toujours quelque chose, ça c'est forcé, c'est une obligation dans la vie, j'ai raté la musique.

  

 

Tutto scriveva nella casa quando scrivevo .    La scrittura era ovunque
tout ecrivait quand j'ecrivais dans la maison. l'ecriture etait partout

.

 

 

 

Maintenant on pourrait presque enseigner aux enfants dans les écoles comment la planète va mourir, non pas comme une probabilité mais comme l'histoire du futur .       On leur dirait qu'on a découvert des feux, des brasiers, des fusions, que l'homme avait allumés et qu'il était incapable d'arrêter .       Que c'était comme ça, qu'il y avait des sortes d'incendie qu'on ne pouvait plus arrêter du tout .     Le capitalisme a fait son choix  :    plutôt ça que de perdre son règne .
a colloquio con MD - le matin - tchernobyl une mort géniale - 4 giugno 1986   /   fb/md

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On a essayé de lire, on aura tout essayé, mais l’enchaînement des phrases ne se fait plus, pourtant on soupçonne qu’il existe .   Mais parfois on croit qu’il n’existe pas, qu’il n’a jamais existé, que la vérité c’est maintenant .   Un autre enchaînement nous tient : celui qui relie leurs corps à notre vie. Peut-être est-il mort depuis quinze jours déjà, paisible, allongé dans ce fossé noir. Déjà les bêtes lui courent dessus, l’habitent .   Une balle dans la nuque ? dans le cœur ? dans les yeux ? Sa bouche blême contre la terre allemande, et moi qui attends toujours parce que ce n’est pas tout à fait sûr, qu’il y en a peut-être pour une seconde encore .   Parce que d’une seconde à l’autre seconde il va peut-être mourir, mais que ce n’est pas encore fait. Ainsi seconde après seconde la vie nous quitte nous aussi, toutes les chances se perdent, et aussi bien la vie nous revient, toutes les chances se retrouvent.

...

La seule réponse à faire à ce crime est d’en faire un crime de tous .   De le partager. De même que l’idée d’égalité, de fraternité. Pour le supporter, pour en tolérer l’idée, partager le crime .
la douleur

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L'écriture je sais d'où elle vient, je revois

C'était une terre déserte, pauvre. Les gens vivaient d'un petit vin de fruit, des pruneaux, du tabac, des artichauts aussi pour les Parisiens et du cochon annuel.  Il y avait des terres énormes et vides... C'est ça que ça veut dire, l'écriture. Quand je me revois d'ici, je me revois comme n'étant personne mais déjà sur le chemin pour devenir quelqu'un comme un écrivain .
MD une jouissance à en mourir  - olympia alberti   /   rencontrer MD -  alain vircondelet  /  fb/AssociationMD

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marguerite duras

vero nome MARGUERITE GERMAINE MARIE DONNADIEU

duras è il nome della città dove la famiglia possedeva una casa

4 aprile 1914  GIA DINH - Cocincina_INDOCINA FRANCESE_Vietnam del Sud  -   3 marzo 1996  paris

conosciuta  anche per  L'AUTOBIOGRAFIA DI   L'AMANTE CINESE  la scrittrice ha avuto importanti riconoscimenti letterari con traduzione  in quasi tutte le lingue.     

l'infanzia in indocina    -    l'amore per il fratello minore    -    i dubbi sull'identità del padre    -   la presenza della madre  -  una maternita' vissuta poche ore   -   le sue riflessioni  -  il suo diario   -   le sue pagine conservate nell'armadio azzurro per anni.    

tutte testimonianze di una saggezza insieme lucida e trasgressiva.

ANCORA OGGI RAPPRESENTATA IN  TUTTI I TEATRI DEL MONDO .

 

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